la mia vita ultimamente va come lastfm su mac, se avete appena installato leopard: si avvia per bene, ti fa credere di poter effettuare lo scrobbling giornaliero ed invece ti si blocca, chiedendoti disperatamente l’uscita forzata e facendoti cadere nello sconforto totale, nonostante stia girando su un magnifico, luccicante e soprattutto nuovo sistema operativo.
l’altro ieri ci balza l’idea malsana di farci un giro a pescara.
sia chiaro: pescara non è poi questa enorme metropoli, se non per la moltitudine di fabbriche ed aziende che la circoscrivono.
difatti pescara è come la mia città natale, foggia, se non per qualche km/q d’estensione in più.
la gente, non ne parliamo: il pescarese sta al foggiano come la gruviera sta al formaggino. e io odio qualsiasi tipo di latticino.
sicchè dopo un lungo discutere sul da farsi, io ed il mio amico [che chiamerò per l'occasione "filini", ma solo per via dell'organizzazione da noi messa su] decidiamo di contattare il nostro amico circa la nostra venuta e, quindi, di preparare qualche branda dove poter passare la dormita del sabato notte/domenica mattina.
partiamo da foggia con la mia macchina ["dai prendi la tua: col diesel risparmiamo eh!" , in realtà filini non va a cambiare la batteria della sua mini da illo tempore, ragion per cui decido di mia spontanea volontà di non discutere sugli effettivi risparmi del diesel [per carità, ci sono eh] che diventano un bel niente rispetto alla prospettiva di passare un weekend in autostrada con una macchina priva di energia elettrica]: vado immediatamente a prenderlo sotto casa sua.
filini si presenta con occhiale rayban a goccia stile “sfilata gaypride”, giacca color marrone renna stile nanni moretti e capello arruffato come al suo solito.

manco il tempo di salutarci, che subito mi illustra ipotetici scenari bellici in quel di pescara: “dobbiamo stoppare almeno un paio di donnine, chiaro?”
da lì in poi, saranno solo discorsi che riguarderanno donne, tette, culi e qualcosa riguardante prettamente il sesso che, di colpo, verranno interrotti per una rustichella + caffè nei pressi di termoli.
la cosa fantastica dell’autogrill di termoli [il cui nome mi pare essere "riovivo"] è che, ogni volta che ci metto piede, ci trovo gente strana.
due anni fà fu la volta del marocchino che mi chiese come mai io fossi foggiano, l’anno scorso fu una magnifica scena di padre napoletano urlante nell’autogrill di felicità per la figlia incinta, quest’anno abbiamo tenuto compagnia ad un bel cicciotto dormiente sopra al tavolino sporco di coca-cola versata e “condito” da gratta&vinci perdenti.
finita la sosta, ripartiamo in senso figurativo e allocutivo.
continuano i discorsi sulle tette di tizia, il culo di caia, l’ars fellatia dell’altra ecc ecc.
entriamo a pescara nord [io mi so muovere solo da città s. angelo..] e ci dirigiamo verso il centro della città, dove incontriamo il nostro amico-ospitante e con cui cominciamo a scambiare convenevoli e francesismi tipicamente del posto in cui solevamo spendere i nostri natali. si insomma, i vari kitemmurt, kitevviv, mamm’t è accussì, mamm’t è accullà..
preso atto dell’amore che ci lega da troppo tempo, cominciamo a sentire un certo languorino e si deve, quindi, andare a fare la spesa: optiamo per un centro-commerciale di cui non ricordo il nome.
qui ci propinano qualsiasi gadget per ogni cosa comprata: compriamo la ceres? portachiavi. compriamo le spinacine? il braccialetto-cuoricino. compriamo i preservativi? una donna in omaggio.
eravamo felici:

poi un’altra standista, di non ricordo cosa, ci chiede di comprare del pane speciale, con del farro, per avere in omaggio dei gadget disney.
rifiutiamo con la scusa dell’essere troppo grandi per queste cose.
di tutta risposta, la signora ci invita a donare il gadget ai nostri figli.
di ri-tutta risposta, ovviamo alla signora il nostro status di ggggggiovani.
la signora ci uccide la serata con un’affermazione d’autore: “chissà cosa ci vuole ad inguaiarsi a 20 anni”
dopo tale affermazione, decidiamo due cose:
1]comprare un’azienda di profilattici;
2]andar via da quel posto per preparare la cena.
il lauto pasto è composto da carne di varia natura, dalla bistecca alla salsiccia, condito da un ottimo vinello abruzzese misto a sporadica birra pre-cena e pre-partita [milan-juve, yawn..che noia].
esaltati come non mai, si decide poi di far visita alla vita notturna, lucigninesca, di pescara.
il corso è uno sfavillare di luci, color e gambe di donne che nonostante il freddo, mostrano sti bei coscioni di cotechino.
ci ficchiamo nel mono, locale tipicamente pescarese in cui ci si imbuca se si vuol sentire un pò di sano indie-rock.
oddio, il gruppo era alquanto penoso: i jalisse versione franz ferdinand.
per il resto, bella gente, bel traffico di alcolici e.. pochi ricordi, l’alcool aveva già fatto il proprio lavoro.
ma passiamo al TOP della serata.
io, nella mia misera condizione di blogger annoiato, ho poche pretese nella vita: un pò di soldini, una donna che mi stia accanto, il foggia [in un futuro non remoto] in serie a, un mio disco prodotto. ma obiettivamente, una cosa su cui non transigo è l’andare a sfoggiarsi in locali.
l’amico filini, appoggiato in pieno dall’amico-ospitante, ebbero la malsana idea di fare tappa al MEGà, ovvero UNO DEI LOCALI PIù MERDOSI E SUPERFICIALI DI TUTTO LO STIVALE ITALICO.
controvoglia, entro a fare la parte di chi si diverte, mi giro attorno vedendo soltanto imbecilli vestiti dolce&gabbana, con il mocassino in pelle o donne con una minigonna ascellare, con due paia di tette usate come sciarpa.
mi perdo, mi abbatto e mi incazzo quando mi vengono chiesti 16 euro al posto dei 15 euro di entrata: “ma come? se c’era scritto 15 perchè mai debbo pagare 16?”
dopo aver fatto la figura del morto di fame ed aver chiesto di parlare con il proprietario, mi si viene detto che è impegnato e che per scusarsi, non mi avrebbe fatto pagare i 3 euro di giubbotto alla mia prossima venuta.
fatto presente alla guardarobista [smack] che una prossima volta non ci sarebbe MAI PIù stata, torno in pista avvisando i miei due amici che per me, la serata poteva finire lì.
si torna a casa a dormire: per modo di dire.
dormendo assieme al coinquilino del mio amico-ospitante, sento solo russare a tempo, intorno ai 122 bpm: dalla discoteca al letto il passo è breve.
il giorno dopo ci si sveglia con la consapevolezza di aver passato, tutto sommato, una serata del cazzo in un locale del cazzo pieno di gente del cazzo a cui, magari, piace il cazzo [che simpatico che sono oh!].ma è stato solo il contorno: le altre portate sono state ottime e genuine.
certe amicizie poi, valgono quanto l’oro: ed io ho due dobloni che custodisco gelosamente.
vi lascio con le quattro istantanee più belle della gita:
- io che mi scaccolo con il salame abruzzese

- l’ascensore con il korg incorporato

- la statua di padre pio nel autogrill nei pressi di san severo

- il macbook del amico-ospitante con l’antenna rubata ad un clk [che teoricamente serviva per sostituire quella rubatami alla classe a] mentre filini faceva il vero filini al laptop
