Archivio per Giugno, 2007

we are mods, we are dandies, we are geeks: i’m alone.

Giugno 30, 2007

istinto prettamente pulsatillico di un sabato sera noioso e accaldato, di quelli che si spendono nella propria cameretta, sotto l’aura prodigiosa del ventilatore vecchio di vent’anni, e che sai fosse destino che la tua estate sarebbe poi convogliata in un continuum di sudore fra libri e la lingua poco sciolta.

non ho un granchè da dire: sono andato a fare un pò di jogging principalmente perchè  mi sento come un sacchetto d’acqua, vale a dire gonfio di nulla; poi perchè volevo staccare la spina da un pò tutto: studio, amici, nemici, inutilità varie e faccende a cui non ho dato una risoluzione effettiva e che penso non sarà poi facile arrivarci.

ogni giorno incontro un ragazzo di catanzaro, sui venticinque anni, labbra sottili, barba folta, viso opaco che risplendere di due occhi azzurro luminoso e capelli lunghi che lasciano però intravedere la stempiatura, quasi un riporto-extension, insomma.
ogni volta che lo vedo lo saluto, essendo io cortese, lui conoscente, noi autoctoni dello stesso collegio.
niente, o gira la testa ed il busto di 90° [tant è che mi verrebbe da ficcargli un'altra cosa, da un'altra parte, a 90°.tsè], o fa finta di parlare al telefonino [perchè una volta mentre faceva finta, ha spudoratamente squillato] o in tutta semplicità si aiuta con gli occhiali da sole, che coprono lo specchio dell’anima rendendo tutto un pò come lo specchio del paraculismo.
e non voglio andar via da perugia prima di aver ultimato questa mia missione: farmi salutare da questo maledetto calabrese di stò cazzo.

ho stabilito una collaborazione con un livornese, un tipo molto strano: l’ho conosciuto in facoltà, tramite un’amica, e ho visto che bene o male anche lui non è messo benissimo ad esami.
così ci diamo forza, ci incoraggiamo a vicenda: gli esami fatti da lui sono quelli che devo ancora affrontare e viceversa, fossimo un’unica entità, saremmo già dei dottori disoccupati, dei laureati italiani in fin dei conti.
due ora fa gli ho dato un libro di sociolinguistica in inglese, sperando riesca a finirlo e sintetizzarmelo entro la fine del weekend: speranze vane, quindi.

nel frattempo, leggo, leggo e ancora leggo: renè – chateaubriand, noioso al momento.

myspazzola: gli italiani sanno come si usa?

Giugno 27, 2007

sempre ritornando sul mio famosissimo post sul duo-centrismo italico, ieri sono stato a milano, tramite un treno che proveniva da napoli. ma da ciò non voglio evincerne nulla: ho avuto, anzi, solo conferme a quanto ho scritto di getto giorni fà.

comunque, non ci sono stato per gita turistica [milano la conosco anche discretamente, a dir il vero], nè per un puttan-tour in quel di zara o per un concerto dei soliti: il buon myspace ha deciso che il sottoscritto avrebbe suonato, durante la settimana della moda, al justcavalli, locale del mio amico roberto [e mi verrà concessa la confidenza se, un uomo sui 60 si veste come un 13enne con l'acne anche negli ormoni] sito in una delle vie più “bleah” [fighette, ndr.] della milano-bene.
ora, tralasciando davvero tutto ciò che c’è dietro questo mondo che francamente nè mi interessa e nè mi stimola [finito il dj-set, ho preso immediatamente il primo treno per perugia, tanto per far intendere quanto non fossi a mio agio lì], la cosa che mi ha spaventato è che nonostante il logo, nonostante il tutto fosse nato da lì, nonostante il potere che potrebbe avere in america, myspace italia non conta un emerito cazzo.

MySpace è una comunità virtuale creata nel 1998 da Tom Anderson e Chris DeWolfe. Offre ai suoi utenti blog, profili personali, gruppi, foto, musica e video. I server sono a Santa Monica, California, e a New York. È attualmente il sesto sito più popolare al mondo, il quarto tra quelli in lingua inglese e il terzo negli Stati Uniti. Grazie a questo spazio su internet, gruppi come gli Arctic Monkeys ed i Cansei de Ser Sexy sono diventati famosi in tutto il mondo ancora prima di mettere effettivamente sul mercato i loro dischi.
Myspace è di proprietà di Rupert Murdoch
.

per quanto anche io nel mio piccolo schifi un minimo suddetto servizio [si blocca spesso, tom con il suo faccione ogni volta ti aggiorna su cosa stanno sistemando, è di proprietà di uno dei più grossi maiali a livello mondiale, viene spesso pisciato, molti artisti lo aggiornano di rado, altri lo aggiornano troppo spesso, altri mettono sul player pezzi che verranno rilasciati dopo mesi, la sfera emo-rock diventa sempre più grande e sempre più pestilente, molti layout sono incomprensibili, alcuni profili sono offensivi e sfuggono alla visione di un mondo che è, a tutti gli effetti, molto vasto, assenza di feed rss [gravissimissimissimissimissimissimissimo], funzione blog penosa, funzione video altrettanto etc.], ammetto che mi è stato utilissimo per trovare diversi contatti utili, nuove amicizie e soprattutto diversi gigs in giro per il bel paese.

poi myspace [per me  myspazzola,  ricordate che se un giorno lo sentirete dire  in giro, è stato tutto grazie a me] ha cominciato a pensare in grande:

1]implementiamo più foto = fatto;
2]cerchiamo di rendere possibile la traduzione nelle rispettive lingue-madre dell’utente = fatto;
3]organizziamo  eventi  sempre nelle stesse città con gli stessi artisti = fatto, sob.

ed il “sob” non è messo lì a caso: per quanto un myspazzola secret show sia davvero tutt’altro che secret, consta dei soliti nomi già visti e già sentiti, che si trovano anche nella top  4/8/16 dei friends [ieri un'assistente di cavalli manco sapeva cosa fosse stà top  8..].
magari, si, il gruppo nuovo, meno conosciuto, emergente, senza molta esperienza, ti suonerà quella mezz’oretta tanto per farti dire “diamine, sti qui di myspazzola ci vedon bene”.
alla fine dei conti però le cose non torneranno mai.

ecco perchè affermo con grande fermezza: prima che le cose diventino peggio che sul myspazzola, colonizziamo virb.com .

l’italia spaccata in due centrismi.

Giugno 20, 2007

in italia soffriamo di due malattie:

1]milano-centrismo: la capitale non è mai stata roma, sorniona dei suoi ruderi plurimillenari o del suo carattere menefreghista apparentemente cancellato da una vena di competitività con tutto ciò che è a nord dell’urbe.
milano è stata da sempre la metropoli, modello dell’italia che funziona, dei problemi dell’italia intera e dei trend che nascono e si sviluppano poi [non sempre] in tutto lo stivale.
tutto nasce a new york, segue londra che da le direttive generali a parigi e madrid, milano è un gradino sotto, nonostante sia comunque in testa al decadentismo italiano.
mai come negli anni del duemila, milano è sempre più il centro dell’italia, nonostante si trovi in tutt’altra posizione geografica e nonostante differisca così tanto dall’immagine del bel lembo di terra tosco-umbro-marchigiano.
si fa un concerto? milano.
si fa un dj-set imperdibile?milano.
dove fanno i concertoni vasco rossi e ligabue, con tanto di stadio da totmila posti? a san siro, milano.
chi ha vinto la champions’ league? il milan, milano.
chi ha vinto lo scudetto? l’inter, milano.
di dov è l’uomo più ricco, figlio di puttana e il miglior imprenditore italiano? di milano.

a qualcuno scoccia? l’importante è che non scocci a milano.

2]napoli-cetrismo: condizione totalmente diversa dal capoluogo lombardo [mai definizione, effettivamente verificabile, fu così riduttiva per milano: comparata lessicalmente a campobasso o aosta], poichè è una cognizione autonoma del proprio stato decadentistico, quasi drammatico, ma puntualmente posto a sottolinearne i tratti, addirittura con una certa enfasi.
parli di napoli e non puoi non citare i continui scippi in giro per la città, la guerra fra clan camorristici per le viattole dei quartieri popolari, l’immenso problema creato dal mercato cinese, il porto sempre più simile ad una puttana, la prostituzione anche alla mattina in strade trafficate, spaccio, problema rifiuti, contrabbando, pedofilia e chi più ne ha più ne metta.
napoli è la delizia televisiva: ogni buon santoro, socci o nel migliore dei casi il classico documentario de la7, crea il suo bel pacchetto-regalo per l’utente del tubo catodico, ansioso di sentire il nuovo loop di boiate sulla situazione nel napoletano [non oso immaginare l'utente televisivo napoletano quanto possa abbottarsi le palle di sentire sempre le stesse cose].

perchè quindi vivere a napoli? perchè rimanere lì sapendo di poter non esserci il giorno dopo?
perchè noi siamo napoletani. classica risposta di un orgoglio che, a mio giudizio [si sappia, a mio giudizio, non è assolutamente nulla nè di scritto nè di teoricamente applicato a leggi], andrebbe tamponato, convertito in una vergogna a vivere in simili situazioni: siamo nel 2007, diamine, non si può rimanere con l’immondizia sino al collo, droga nei buchi dei muri e cose simili.
se poi si è napoletani per maradona, il napoli in serie a, la pizza o il vesuvio, be..a quel punto non si è napoletani, si è semplicemente e meramente itaGliani.

commenti sulla persona.

Giugno 17, 2007

mi da fastidio l’erba secca che scrocchia sotto la suola della scarpa consumata,
mi urta tremendamente avere le unghie lunghe e sporche di nero,
mi annoiano le cicale canterine durante i pomeriggi d’estate,

ma nulla mi terrorizza di più che il provincialismo.

oggi è sabato, ma non il solito sabato fascista.

Giugno 13, 2007

giugno, periodo d’esami per gli studentelli brufolosi delle scuole superiori.
già, le superiori:

una caratteristica tipica di queste scuole è il minestrone di inutilità che ti offre, a livello formativo, per poi venir giudicato e addirittura bocciato a causa di materie di cui sei convinto dell’inutilità che avranno per il tuo percorso futuro [vedi matematica, fisica e affini nel mio caso].
ti viene “garantita” un’infarinatura generale di come gira il mondo, facendoti odorare qualche nozione universitaria.
ma volendo partire dall’origine, dalla scelta della scuola superiore, qual è il criterio secondo cui si preferisce un liceo ad una scuola “della fatica”?

il criterio, o meglio problema, è sempre quello, ovvero tipicamente classista: è però un discorso ampiamente sviluppato al sud, visto che già nel centr’italia ho avuto modo di constatare che una scelta di indirizzo industriale o tecnico è considerata prettamente normale, senza alcuna distinzione di classi sociali.
ma come fai a scegliere, nel vecchio territorio borbonico, un industriale simil-foresta delle amazzoni, piena di anaconde con zeppe ed occhiali da sole dell’era passata?

personalmente, sono sempre stato abbastanza propositivo circa lo studio di materie riguardanti la comunicazione [ciò non vuol dire che abbia mai pensato, davanti ad un tg1 condotto dalla gruber, ad un fellatio d'autore da parte dei suoi canotti mentre recitava l'elenco dei morti a kabul..], per cui: avrei forse dovuto prendere il classico per poi fare corsi intensivi di lingue morte? o magari di filosofi di poco conto? francamente non mi pare una buona infarinatura.

avrei quindi fatto bene a scegliere lo scientifico, faticando fra scienze matematiche e fisiche, aggiungendoci poi nozioni sfuse su autori inglesi del 900 e autori latini satirici?

perchè poi non viene sviluppato un discorso artistico musicale alle superiori ma soltanto dell’insulsa arte inculcataci a forza, delle volte? perchè se uno dopo le medie può andare al conservatorio, non si fa uno stesso discorso per le arti visive?

il problema è che seppur l’università ha una piccola evoluzione (o involuzione, che dir si voglia), è comunque un’azione, un movimento(vedi la crescente nascita di nuovi indirizzi e facoltà in tutto lo stivale): cosa che non c’è nella scuola italiana, invece.

andrebbero sviluppate nuove tipologie di insegnamenti, nuovi interessi, sia perchè gli interessi stessi non sono quelli di 20 anni fà, sia perchè la nascita di nuove facoltà crea aspettative spesso deluse dall’istruzione superiore(i licei d’oggi ne sono uno specchio lampante) e sia perchè si creerebbero senz’altro nuovi posti di lavoro per nuovi docenti con ulteriori nuove materie CULTURALMENTE tanto interessanti quanto necessarie al giorno d’oggi.

edit: tramite il mio super-fantasgreat forum, sono venuto a conoscenza di una discussione del solito blog vigilantesco, pregna di contenuti al riguardo: leggimi.

pure morning.

Giugno 8, 2007

c’ho la rabbia.

de buon-gustibus.

Giugno 7, 2007

ci sono delle consuetudini che ci portano a banalizzare, e quindi seguire quotidianamente, qualsiasi cosa sia normale, come il quieto vivere, il rispetto delle opinioni altrui, determinati modi di comportarsi e tante altre banalità oramai consacrate nella nosta società.
sono consuetudini fissate nella nostra società: anche il diritto ha in “usi e consuetudini” delle specifiche leggi che regolano l’argomentazione.
la differenza è che il buon gusto è qualcosa di astratto, retto da valori e leggi nate sulle radici di comportamenti sociali consolidatisi con il tempo.
il buon gusto, nello specifico caso, sta nel rispettare determinate regole e/o casi senza eccedere o arrivare a estremizzare comportamenti che confluiscono nel cattivo gusto: una traduzione terra-terra convertirà il tutto in “rispetto di opinioni, persone e usi”.
non c’è alcun criterio universale: sono dei modi di porsi/fare/parlare nati e sviluppati in secoli di civilizzazione e che si rispettano non in quanto necessari [tanto è vero che la stessa nozione di "cattivo gusto" evidenzia il fatto stesso], ma in quanto dettati dall’uso continuo che se ne fa.
è naturalmente essendo di natura sociale, sono interpretati a seconda della tipologia individuale di cui si è parte.
se naturalmente si fa parte di una tipologia di individui che ritiene una determinata azione o fatto non intralci il buon gusto e magari dall’altra parte vi sono un tot. di individui che pensano l’esatto contrario, è probabile che il primo individuo sia in errore, visto che parliamo di qualcosa radicato a livello sociale.

definizione non so darne a livello socio-pedagogico o semplicemente etimologico, come d’altronde chiunque altro credo abbia difficoltà a farlo.

dalla mia lettera ai giovani foggiani, ansiosi di venire a conoscenza sul mondo velato e di fantasie oniriche della definizione di “buon gusto”.
ringrazio il mio guru, antonio vigilante, per avermi inculcato tutto il suo sapere.

la tastiera macchiata di ditate luride.

Giugno 6, 2007

ieri ho parlato via messenger con una mia amica di nome nastassia.
a parte che già parlare con una che si porta addosso tale nome, dovrebbe rendere l’idea circa la pomposità del discorso.
la discussione, appunto, è andata avanti secondo un filo non molto logico sul metro di giudizio riguardante la stima, reciproca o meno, in un rapporto interpersonale.

detto questo, posso annoverare l’uso di due termini mai usati in vita mia, ovvero:

fenomeno-noumeno = fu l’unico concetto filosofico a me chiaro, dopo circa un anno e mezzo di filosofia. ringrazio ancora il velo di maya per avermi reso la filosofia meno restìa all’integrazione cerebrale.
panta rei = ovvero l’illusione della cosa ovvia: “diamine, se la filosofia è tutta così facile, avrò sfilze di 8 e 9!”

dopo essermi bullato di ciò, posso anche spiegare, a grandi linee, di che cosa si è parlato in questa discussione che mi ha preso parecchio.

bene o male siamo tutti malati di relazioni interpersonali: quando non facciamo niente, chiamiamo qualcuno per una qualsiasi futile motivazione o magari ci  colleghiamo  in internet per avere un contatto, seppur virtuale, ma immediato, diretto.
ritengo che alcuni di noi [me compreso, credo] siano immuni da tali “malattie” [lungi da me il voler porre valore negativo alla semplice relazione interpersonale] e godano di una grande autosufficienza che alle volte porta a vivere la solitudine come uno stato di grazia, dove poter relazionarsi con se stessi senza pensarci su.
nastassia diceva che la mia è invece semplice paura di rimanere deluso dalle relazioni stesse.

e poi sono andato a farmi un caffè.

considerazioni da un’auletta-internet.

Giugno 1, 2007

vorrei essere come guido laremi.
o forse, volevo essere.